Il Boom delle dimissioni volontarie dal lavoro
La Great Resignation, il fenomeno delle dimissioni volontarie non è ascrivibile solamente al contesto post-pandemico, ma rientra in una tendenza in atto ormai da anni e che comprende tipologie occupazionali molto variegate. Lo dimostra il tasso di crescita annuo in media dello 0,10% di dimissioni volontarie che si è registrato nel decennio tra il 2009 e 2019.
In Italia si tende a legare il fenomeno del'aumento delle dimissioni volontarie al periodo post-pandemia e alla difficoltà di molti comparti dell’economia di soddisfare il proprio fabbisogno occupazionale. Diverse analisi rilevano che in molti casi le dimissioni sono state presentate solo a fronte della prospettiva di un nuovo impiego, facendo quindi pensare più correttamente a delle transizioni job to job, quindi un ricambio più che una fuoriuscita dal mercato del lavoro. Inoltre, il fenomeno è stato anche causato da lavoratori provenienti da specifici settori come il tech che hanno deciso di dimettersi per ricercare una alternativa che potesse garantire un miglior equilibrio vita-lavoro. In altri settori come ad esempio quelli legati all’ambito della ospitalità e della ristorazione si è generata una particolare situazione per cui a fronte di un alto numero di dimissioni gli ingressi di nuova forza lavoro si sono rilevati più consistenti, arrivando a circa 2 milioni di lavoratori in ingresso nel 2021.
Possiamo riassumere le principali ragioni alla base della crescita delle dimissioni in: la ripresa del mercato del lavoro; la ricerca di condizioni economiche più favorevoli; l’aspirazione ad un maggior equilibrio tra vita privata e lavorativa; la ricerca di maggiori opportunità di carriera; un negativo clima di lavoro all’interno della azienda. Sono soprattutto i giovani (26/35 anni) a sentire il bisogno di dare un nuovo senso alle attività lavorative.
Fuller e Kerr hanno individuato cinque fattori che si sono combinati per produrre i cambiamenti che stiamo vivendo nel mercato del lavoro attuale:
Ciascuno di questi fattori ha contributo al fenomeno della “grande dimissione”, cambiando il comportamento dei lavoratori e il mercato del lavoro. Infatti, l’individuo, oggi, è portato a riconsiderare il proprio ruolo e la propria carriera professionale, nonché le proprie preferenze per il tempo libero, decidendo in molti casi di lasciare la propria occupazione.
Quindi possiamo ritenere che alla base del fenomeno delle dimissioni esiste un cambiamento di come le persone percepiscono il “senso del lavoro”. A questo cambiamento si aggiungono, le strutturali difficoltà di matching tra domanda e offerta di lavoro, causata principalmente dalla mancanza di allineamento tra il sistema delle imprese e del lavoro, con il sistema dell’istruzione e della formazione. Parallelamente, gli effetti della congiuntura pandemica ha favorito il diffondersi di innovative modalità lavorative come lo smart working. L’aumento della voglia di flessibilità e indipendenza viene, anche, confermato dall’aumento di aperture di partite iva, nel secondo trimestre del 2021.
Oggi, una nuova configurazione del mercato del lavoro deve necessariamente essere orientata verso le esigenze del lavoratore. Qui entrano in gioco nuove dinamiche di welfare aziendale dove è necessario rivedere i modelli organizzativi per favorire azioni legate al benessere dei lavoratori e all’offerta di maggiori prospettive di crescita professionale e di carriera.
Allo stato attuale, troppe poche aziende prendono in considerazione le esigenze dei lavoratori. Solo poche aziende più all’avanguardia hanno, ad esempio, inserito nel proprio organico figure professionali (Chif Happiness Officer) in grado di prendersi cura e di gestire emozionalmente i lavoratori.
"Investire il tempo necessario per esplorare davvero le ragioni per cui senti di voler voltare pagina è davvero fondamentale".
Questa è una famosa frase di Kate Mansfield, career coach e leadership coach, che mette, anche, in evidenza cinque segnali che indicano che è ora di cambiare lavoro:
Essere consapevoli che il lavoro ci fa stare male è un punto di partenza per cercare quelle opportunità che possono dare una svolta alla nostra vita lavorativa. Cambiare lavoro è sicuramente una cosa che fa paura e contro la quale sentiremo resistenze di ogni tipo, ma il risultato può essere molto gratificante. La scelta deve essere ponderata e preparata, in modo da evitare difficoltà, soprattutto se non si lascia la propria occupazione per un altra. Presa la decisione, potrai dare le dimissioni seguendo specifici passaggi e rispettando le tempistiche contrattuali (preavviso). Subito dopo sarà fondamentale attivarsi in una nuova ricerca mettendo in piedi la tua strategia partendo da alcune attività basilari:
Concludendo, attraverso l'analisi del contesto in cui viviamo, è facile comprendere che il mercato del lavoro sta cambiando e che sia i professionisti che le imprese, devono andandare incontro alle nuove necessità lavorative e a un equilibirio di vita privato/lavorativa più salutare rispetto al passato. Quindi, è importante sapere che se il nostro lavoro non riesce più a soddisfarci, è una situazione assolutamente normale, e che per affrontare un cambiamento così importnate è necessario ragionare con cura e preparare una strategia che possa valorizzare le nostre caratteristiche personali e le nostre competenze/abilità.